MICHELE
ANTONINI
SPORT & LIFE
COACH

Il contribuire puro

È mattina presto fra un paio d’ore inizierò un corso di due giorni. In questo momento di attesa ho deciso di scrivere, perché ho scoperto che mi rilassa e mi dà la carica per iniziare le giornate dando il meglio di me stesso.


Se volessi spiegarti cosa intendo con ”Il contribuire puro” in due parole, direi “amore incondizionato”. Quando proviamo amore, non c’è aspettativa di ricevere qualcosa in cambio, se non la gioia personale di dare. È in grado di farlo solo chi riceve una specie di chiamata, chi sente una vocina dentro di sé che lo spinge a compiere delle azioni accompagnandole da un’emozione forte e totalmente naturale, senza dare spazio ai paletti che la ragione a volte impone. “Che ritorno ne avrò? Quale appagamento per me stesso ne tiro fuori? Quali sono le mie aspettative? Otterrò una gratificazione?”

È importante scavare dentro di sé ponendosi queste domande, per capire il senso delle nostre azioni.


Non c’è nessuna regola precisa nel donare: può essere un dare totalmente energetico, oppure fatto di azioni concrete e visibili, ma è sempre un qualcosa che cresce in noi ed esce fuori per portare beneficio a qualcosa o qualcuno. Non ha importanza se è una persona, un animale o un oggetto, è sempre un modo per dare ricchezza.
Volevo portare l’esempio di un’esperienza che ho fatto due anni fa. Stavo pianificando le vacanze con la mia splendida ragazza. Dopo aver scartato alcune opzioni per decisione di uno o dell’altro, avevamo scelto una meta che in realtà non entusiasmava particolarmente nessuno dei due. Sentivamo che qualcosa non era allineato. Abbiamo valutato altre mete, ma quando ci guardavamo negli occhi, comprendevamo che mancava quell’energia che si prova nel fare qualcosa di veramente bello ed entusiasmante. – Per inciso, il termine entusiasmo deriva dal greco antico enthusiasmós (ἐνθουσιασμός), formato da en (ἐν, in) con theós (θεός, dio) e ousía (οὐσία, essenza). Letteralmente si potrebbe tradurre con "con Dio dentro di sé". –


Ad un certo punto mi si è accesa una lampadina: Perché non andiamo a fare del volontariato?
Anche lo sguardo della mia compagna è cambiato immediatamente. Abbiamo trovato il senso profondo che ci era mancato fino ad allora valutando le opzioni precedenti. Dopo esserci informati per bene ci siamo iscritti ad un programma di volontariato in Madagascar nell’isola di Nosy Komba. Avevamo “sacrificato” le nostre vacanze di riposo e divertimento, per fare qualcosa di utile.


Sul posto abbiamo trovato molte altre persone con il nostro stesso desiderio di contribuire. Nel nostro camp c’era la possibilità di scegliere tra diverse attività: la tutela delle tartarughe marine, la conservazione della foresta, la conservazione della fauna marina, l’insegnamento dell’inglese alla popolazione locale, progetti di costruzione per lo sviluppo della comunità dell’isola. Eravamo un grande gruppo di persone, pronte a dare tanto amore per quel meraviglioso luogo. Abbiamo vissuto lì per tre settimane ed è stata una delle esperienze più incantevoli che abbiamo mai fatto.


Per me questo non è stato solamente dare, ma anche un arricchire me stesso, grazie alla soddisfazione di aver fatto qualcosa di utile per gli altri e per la natura.

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